Zamenis situla

SERPENTI ITALIANI
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Zamenis situla (LINNEO 1758)

Nome Comune : Colubro Leopardino

Sub Ordine : Serpenti – Famiglia : Clubridi

Sottospecie :
Sinonimi:
Coluber Situla LINNAEUS 1758: 223
Coluber leopardinus BONAPARTE 1834
Callopeltis leopardina FITZINGER, 1834
Natrix leopardina – COPE 1862: 338
Elaphe situla – ENGELMANN et al 1993
CARATTERISTICHE
La Zamenis situla è un piccolo colubro che raramente oltrepassa il metro di lunghezza, ed è senz’altro l’ofide europeo più appariscente, per quanto concerne la livrea, che ricorda molto quella del cugino americano, molto più famoso, il Pantherophis guttatus: sulla tonalità di fondo, grigia o giallastra, spicca infatti uno splendido disegno caratteristico, costituito da una fila di chiazze di colore marrone chiaro o rossastro, bordate di nero; talvolta queste chiazze possono presentarsi riunite in due file longitudinali parallele, o anche formare due linee continue, sempre bordate di nero, che si dipartono dal collo dell’animale (colorazione stripped). Il disegno principale è sovente accompagnato da una serie di piccole chiazze scure distribuite sui fianchi del colubro. Nella regione antistante la testa, spicca quasi sempre una grande macchia a “V” rovesciata, da cui ha inizio il disegno del dorso. Le regioni ventrali sono dapprima molto chiare, poi, mano a mano che si prosegue verso la coda, assumono toni più scuri fino a divenire quasi nere in corrispondenza della stessa In genere gli individui giovani presentano la medesima colorazione degli adulti.Si tratta di un serpente molto slanciato e longilineo, che presenta una testa abbastanza stretta ai lati, nettamente distinta dal resto del corpo. L’occhio, non molto grande, è in genere rosso o arancio, con pupilla rotonda. Le squame presentano una quasi totale assenza di carenatura, ragione per cui la pelle del colubro leopardino risulta liscia al tatto; la specie è caratterizzata da 26-27 file di squame a metà tronco, mentre per quanto riguarda le ventrali, esse variano in numero da 230 a 260.
DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA ED HABITAT
L’areale di diffusione del colubro leopardino appare molto limitato nel nostro paese, dove si rinviene esclusivamente al sud, in Calabria, Puglia, Basilicata e Sicilia. Altrove, la sua diffusione si fa più massiccia, essendo presente in gran parte dell’area balcanica, e avendo colonizzato anche diverse isole del Mar Egeo.
Si tratta di una specie che ama gli ambienti aridi e soleggiati, quali muretti a secco, parchi e giardini, pietraie, zone a macchia mediterranea, margini di campi e corsi d’acqua. Non è una specie montana, e di rado si spinge al di sopra del 600-700m.
ALIMENTAZIONE, COMPORTAMENTO, RIPRODUZIONE
Il regime alimentare di questo ofide si compone essenzialmente di roditori di piccole dimensioni, quali arvicole, topi campagnoli, e piccoli ratti, anche se, all’occorrenza, non disegna sauri, rane, i piccoli volatili e le loro uova. I giovani sembrano prediligere lucertole e grossi insetti. Essendo privo di zanne e di veleno, uccide le prede per costrizione, o, se le dimensioni lo consentono, per ingollamento diretto. Attivo prevalentemente durante le ore diurne, se le temperature si fanno eccessive, trascorre le ore più calde al riparo di qualche anfratto, per uscire al crepuscolo. Molto agile, si rivela all’occorrenza arboricolo o semiacquatico, essendo un buon arrampicatore e un eccellente nuotatore. Al temine della pausa invernale, ossia in Marzo, anche per questa specie hanno luogo gli accoppiamenti; non si tratta di un serpente prolifico, in quanto la femmina, in giugno, depone 2-5 uova in una buca o al di sotto di qualche ostacolo. Alla nascita i piccoli colubri misurano una trentina di centimetri. La sopravvivenza di questa specie è messa a rischio da diversi fattori, primo tra tutti la distruzione dei biotopi; non sono da sottovalutare inoltre le situazioni in cui questo serpente viene ucciso perché scambiato per una vipera, alla quale non somiglia neppure da lontano, o ancora i prelievi in natura fatti per scopi ornamentali (questa specie rappresenta una sorta di “cimelio” per molti terrariofili), nonostante questa specie sia inserita nella CONVENZIONE DI BERNA del 1/6/1982 e figuri nel LIBRO ROSSO DELLE SPECIE A RISCHIO D’ESTINZIONE (redatto annualmente dal WWF).
Scheda a cura di Francesco Balbini

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