Telescopus fallax

SERPENTI ITALIANI
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Telescopus fallax (FLEISCHMANN 1831)

Nome Comune :
Serpente Gatto, Tarbofide Europeo, Colubro Carsico

Sub Ordine : Serpenti – Famiglia : Clubridi

Sottospecie :
Telescopus fallax intermedius GRUBER, 1974
Telescopus fallax multisquamatus WETTSTEIN, 1952
Telescopus fallax pallidus STEPANEK, 1944
Telescopus fallax syriacus
Sinonimi :
Telescopus fallax fallax (FLEISCHMANN, 1831)
Telescopus fallax rhodicus
Telescopus fallax mcewani
Tarbophis iberus EICHWALD 1831 (fide KHALIKOV, pers. comm.)
Tarbophis fallax FLEISCHMANN 1831 (fide KHALIKOV, pers. comm.)
Telescopus fallax – ENGELMANN et al 1993
CARATTERISTICHE
Si tratta di un colubro di piccole dimensioni, che raggiunge a stento gli 80cm di lunghezza, sebbene siano stati documentati animali di oltre 1 metro . Presenta una corporatura piuttosto snella e longilinea, e il tronco, visto in sezione, appare piu’ sviluppato in altezza, che in lunghezza. La testa è larga alla base, abbastanza appiattita, con apice tondeggiante, e presenta grosse squame sul capo, al di sopra degli occhi, che appaiono piccoli con pupilla verticale (si tratta di un serpente notturno). Le squame appaiono lisce al tatto, quasi prive di carenatura, e sono presenti in 17-22 file a meta’ tronco. La colorazione è molto variabile, e comprende toni sobri che vanno dal grigio-beige al bruno scuro; spesso sul tono di fondo spiccano piccole macchie scure, a mo’ di punti o barre, e talvolta è riscontrabile una sorta di collare che puo’ ricordare Natrix spp. ; In genere una striscia scura congiunge l’incavo della mascella con l’occhio, senza tuttavia inglobarlo. Le regioni dorsali contrastano con il ventre, molto chiaro, spesso bianco, giallastro o rosa, talvolta con lieve punteggiatura scura o macchie irregolari.
Caratteristica da sottolineare per quanto riguarda il tarbofide, è quella di essere opistoglifo, e cioe’ di possedere denti pieni differenziati, collegati a ghiandole velenifere, nella regione posteriore della mascella.
DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA ED HABITAT
Il serpente gatto è ampiamente diffuso nell’Europa dell’est, dai Balcani al Caucaso, colonizzando anche talune zone dell’Asia minore, e gran parte delle isole Egee. In Italia è endemico dell’estrema costa orientale, e cioè in Friuli, nei dintorni di Trieste, che rappresenta la punta occidentale del suo areale di diffusione. Predilige ambienti aridi, come pietraie, zone di macchia mediterranea con cespugli e pietre, pendii soleggiati e muretti a secco. Sebbene in talune zone sia stato rinvenuto a 1800m s.l.m., questa specie predilige maggiormente le zone di pianura.
ALIMENTAZIONE, COMPORTAMENTO, RIPRODUZIONE
Questa specie, date le ridotte dimensioni, preda sopratutto piccoli sauri, come lucertole, gioveni ramarri e gechi, essendo un ofide che conduce un’attività prevalentemente crepuscolare e notturna. Non disdegna comunque piccoli roditori e nidiacei, prede che comunque rientrano nell’alimentazione tipica di quasi tutti i serpenti. Le prede vengono uccise grazie all’azione del veleno, i cui effetti, pur essendo trascurabili per l’organismo umano (e questo anche per la conformazione della bocca, troppo piccola per riuscire ad infliggere ferite, essendo i denti veleniferi posti troppo indietro), si rivelano letali per prede di piccolo calbro, la cui morte avviene nel giro di pochi minuti. Come per gl altri opistoglifi, è necessario che il serpente mantenga la presa per diversi secondi, in modo da riuscire a fare entrare in azione le piccole zanne, per cui si ha l’impressione che anche il serpente gatto “mastichi” la preda. E’ importante ribadire che anche nel raro caso in cui l’ofide riesca a fare entrare in azione il veleno nell’organismo di un uomo, questo se la cavera’ al massimo con un leggero malessere abbinato al gonfiore della zona interessata, sintomi che in ogni caso persistono al massimo per qualche ora. Come gia’ ripetuto, la specie entra in azione al tramonto, cessando la sua attività nelle prime ore della notte, mentre durante il giorno alterna brevi esposizioni al sole a lunghi riposi rintanato in qualche anfratto. la riproduzione ha luogo in primavera, e all’inizio dell’estate la femmina depone 5-10 uova dal guscio pergamenaceo, lunghe circa 30mm. La schiusa avviene in settembre, e i giovani tarbofidi misurano poco meno di 20cm. Durante il primo anno di vita l’alimentazione dei giovani è composta essenzialmente di insetti e giovani lucertole. L’indole di questa specie è piuttosto timida, sebbene alcuni esemplari, una volta messi alle strette, non esitino a mordere.
Scheda a cura di Francesco Balbini

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